Mente estesa e tiro istintivo con l’arco

Il concetto di Mente estesa si associa molto bene al tiro istintivo con l’arco e fa comprendere meglio cosa accade. Leggi e capirai perchè. 

 

Questo articolo di  Rupert Sheldrake sulla prestigiosa rivista scienza e conoscenza introduce al concetto della Mente estesa e dei campi morfogenetici.

Dov’è localizzata la nostra mente?

Ci hanno insegnato a credere che sia dentro la nostra testa e che l’attività mentale sia di pertinenza esclusiva del nostro cervello.

I campi mentali sono radicati nel cervello, proprio come i campi magnetici che circondano un magnete sono radicati nel magnete stesso, o come i campi di trasmissione attorno ai telefoni cellulari sono radicati nel telefono e nella sua attività elettrica interna.

I campi mentali inoltre si estendono attorno al cervello allo stesso modo in cui i campi magnetici si estendono attorno ai magneti, ed i campi elettromagnetici attorno ai telefoni cellulari.

I campi mentali ci aiutano a spiegare la telepatia, la sensazione di essere osservati ed altre capacità molto diffuse ma tuttora prive di spiegazione.

Soprattutto, i campi mentali sono alla base della normale percezione quale parte essenziale della vista.

Immagini al di fuori della nostra testa!

 

Guardatevi attorno.

 

Le immagini che vedete sono dentro al vostro cervello?

O sono al di fuori di voi – proprio dove sembrano essere?

Secondo la teoria convenzionale, esiste un processo a senso unico: la luce entra, ma niente è proiettato all’esterno.

Il movimento verso l’interno della luce è abbastanza familiare.

Se guardate questa pagina, la luce riflessa si muove dalla pagina attraverso il campo elettromagnetico dentro ai vostri occhi.

Le lenti dei vostri occhi focalizzano la luce per formare immagini capovolte sulla retina.

Questa luce che cade sui bastoncelli e sui coni della retina provoca dei cambiamenti elettrici al loro interno, che danno luogo a cambiamenti caratteristici nei nervi della retina stessa.

Gli impulsi nervosi si muovono lungo i nervi ottici fino al cervello, dove provocano forme complesse di attività elettrica e chimica.

Fin qui, tutto bene!

 

Tutti questi processi possono essere e sono stati studiati in dettaglio da neurofisiologi ed altri esperti della vista e dell’attività cerebrale.

Poi succede qualcosa di molto misterioso!

Si fa esperienza consapevole di quello che si sta guardando, nella fattispecie la pagina che vi sta di fronte.

Si diventa consapevoli anche delle parole stampate e del loro significato.

Dal punto di vista della teoria standard, non c’è alcun motivo per cui si dovrebbe esserne consapevoli.

I meccanismi cerebrali dovrebbero procedere bene lo stesso senza la consapevolezza.

Ne consegue un altro problema!

 

Quando vedete questa pagina non sperimentate la vostra immagine di essa come fosse dentro al cervello, dove dovrebbe essere.

Sperimentate invece la sua immagine a circa sessanta centimetri di fronte a voi.

L’immagine è fuori dal vostro corpo!

La teoria standard, nonostante tutta la sua fisiologica sofisticazione, non ha alcuna spiegazione per la vostra esperienza più immediata e diretta.

Tutta la vostra esperienza dovrebbe essere dentro al cervello, una specie di reality show virtuale dentro la vostra testa.

Questo significa che il vostro cranio deve trovarsi al di là di qualsiasi cosa che state vedendo: se state guardando il cielo, il vostro cranio deve essere oltre il cielo!

Per quanto appaia un’idea assurda, sembra essere un’implicazione necessaria della teoria mente-nel-cervello!

L’idea che propongo è così semplice che è difficile da cogliere.

La vostra immagine di questa pagina è esattamente dove sembra essere, di fronte ai vostri occhi, non dietro.

Non è dentro al vostro cervello, ma fuori!

 

Così la visione implica sia un movimento della luce verso l’interno, sia una proiezione all’esterno di immagini.

Attraverso i campi mentali la nostra mente si protende per toccare quello che stiamo guardando.

Se guardiamo una montagna a dieci miglia di distanza, la nostra mente di protende per dieci miglia.

Se guardiamo le stelle lontane, le nostre menti si protendono nei cieli, letteralmente per distanze astronomiche.

(R. Sheldrake “scienza e conoscenza” 2004)

 

Il paradigma di Sheldrake dice che la mente non risiede nel cervello ma si protrae proiettandosi attraverso l’estensione dei campi morfici ben oltre il nostro corpo, esattamente come fa l’energia elettromagnetica di un telefonino che risiede all’interno dell’apparecchio ma si può estendere all’infinito.

 

Ovviamente più si è connessi emotivamente e socialmente con un determinato gruppo o soggetto più questo tipo di connessione funzionerà al meglio, riusciamo ad essere più empatici e telepatici con le persone con cui abbiamo un coinvolgimento emotivo (partner, genitori, figli, fratelli, amici ecc.) così come i telefoni cellulari che sviluppano il loro campo elettromagnetico con altri che operano sulla stessa banda e non con tutti i dispositivi esistenti.

Se applichiamo questa teoria al tiro istintivo con l’arco, possiamo pensare che la nostra mente in condizioni di particolare focus si può estendere da noi fino ad un qualsiasi obbiettivo o bersaglio; aprendo un campo mentale di collegamento  con esso e permettendo quindi quella  che si può  definire la connessione perfetta, una linea mentale fatta di intenzione, concentrazione e presenza nel qui ed ora.

 

Se chiariamo poi la definizione di bersaglio e possiamo ampliarne il concetto potremo dire che :

Poiché un bersaglio esiste nella misura in cui esiste un arciere.

Ciò che giustifica la sua esistenza è il desiderio dell’arciere di centrarlo; altrimenti sarebbe una cosa morta, un pezzo di carta o di legno, al quale nessuno presterebbe attenzione.

Così nello stesso modo in cui la freccia cerca il bersaglio, anche il bersaglio cerca la freccia, perché è lei che dà senso alla sua vita: non è più un pezzo di carta, ma il centro del mondo di un arciere.

(P. Coelho , il cammino dell’arco –  Lulu 2005)

 

Questo bellissimo passo di Coelho descrive con poesia ciò che la forza della nostra intenzione può fare, attivare un semplice pezzo di carta o di gomma , investirlo di importanza e far sì che venga stabilita una reciproca attrazione, un forte magnetismo che dal bersaglio chiama la freccia e dall’arciere chiama il bersaglio.

In questo spazio, quando ci concentriamo sul nostro obbiettivo con semplicità, senza attaccamento al risultato, forti della nostra presenza nel “qui ed ora”, immaginando il volo della freccia ancor prima che sia avvenuto; possiamo estendere la nostra mente fino al bersaglio ovunque esso sia, e sentirne il richiamo a tal punto che realizzare il tiro diventa solo una mera conseguenza di tale collegamento.

Quando la freccia parte sappiamo benissimo dove finirà la sua corsa: è già destinata al bersaglio e compiendo questo atto abbiamo realizzato un tiro consapevole, la sua magia rimane in noi con forza e crea nell’arciere l’esigenza di ripetere all’infinito questa sensazione.

Nella Via della Freccia stimoliamo la percezione di questa connessione con il bersaglio attraverso impulsi ed esercizi particolari, la nostra formazione specifica sul lavoro con i campi morfogenetici ci consente di sostenere i partecipanti in ogni passo del  processo.

 

Ovviamente come ogni scoperta che facciamo durante il seminario, anche questo tipo di percezione e collegamento può essere trasposto nella vita di tutti i giorni, una volta appresa la modalità, tale processo può essere poi applicato a tutti i nostri obbiettivi, rendendo chiara la via per raggiungerli.

 

Stefano Grassini

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Dicono del Corso
  • Il corso la Via della Freccia mi ha portato la curiosità di sperimentare uno strumento da molti ritenuto prevalentemente maschile, ma che in realtà, come ho scoperto, regala una potente sicurezza anche alla donna. La cosa che mi è piaciuta di più è stata la sensazione nel prendere in mano l’arco e scoccare la freccia: un mix di timore e forza eccitante, come una scarica di adrenalina! Come se in quell’attimo tornasse alla memoria un antico sapere: o colpisci l’obiettivo…o ne va della tua stessa sopravvivenza! Mi ha impressionato la trasformazione…dal timore nell’imbracciare un’ arma che può uccidere alla consapevolizzazione di una forza interiore che se ben indirizzata porta dritti all’obiettivo! Certamente lo consiglio vivamente perchè le parole non sono sufficienti ad esprimere tutto ciò che questa esperienza regala, e poi è un momento di crescita del tutto personale, direi un vero e proprio viaggio nella tua Essenza ancestrale. Grazie Stefano, Grazie Sara! Buona Vita. Luisa Raviola