La Fiducia in Sé Stessi

Vorrei parlarvi in questo articolo uno degli aspetti salienti che ho evidenziato nel il mio lavoro con la Via della Freccia: la mancanza di fiducia in Sé stessi e nelle proprie azioni.

Come sapete la Via della Freccia non è un corso di tiro con l’arco, ma una esperienza di comprensione ed espansione del potenziale che possediamo, dove attingendo  al proprio sapere istintivo si riesce a  far volare perfettamente le nostre frecce.

Potete facilmente immaginare, e chi ha partecipato alla Via della Freccia lo ha provato sulla propria pelle, che la fiducia in Sé stessi e in quello che stiamo facendo riveste un’importanza fondamentale nel tiro istintivo con l’arco, perché la mancanza di conoscenze specifiche, l’assenza di dispositivi di mira e le incognite del tiro, ogni volta diverso, rendono l’operazione del trasferimento della fiducia, da Sé stessi alla freccia, un atto importantissimo, dato che il volo della freccia riflette esattamente il nostro modo di essere.

Se sapremo trasferire tutta la fiducia necessaria da noi alla freccia, essa volerà determinata verso il bersaglio compiendo una traiettoria decisa e impatterà  esattamente dove volevamo.

Se invece esitiamo, lasciamo passare il pensiero e gli permettiamo di pilotare le nostre azioni distogliendoci dalla capacità istintiva di colpire un bersaglio, allora la freccia risentirà di questa esitazione e del controllo esercitato dalla mente volando insicura verso la sua destinazione, il più delle volte mancando il bersaglio.

Ovviamente per fare questo non ho bisogno di capacità tecniche, ma delle capacità intrinseche che ognuno di noi possiedecapacità che appartengono al bagaglio genetico della razza umana, e il tiro con l’arco è una di queste.

Purtroppo abitualmente non utilizziamo queste capacità, ma la loro riscoperta espande il nostro potenziale e le risorse a cui possiamo attingere per affrontare la vita di tutti i giorni, e la piena fiducia in Sé stessi e nelle proprie azioni è una di queste risorse.

Nella Via della Freccia si propongono impulsi che stimolano la riflessione su come l’arciere sente istintivamente il tiro, e ad ogni freccia scoccata egli può  toccare con mano, gli effetti di questa riflessione.

Per mezzo di queste esperienze possiamo mettere in pratica cambiamenti nel modo di eseguire un azione, operando in maniera completamente diversa dall’abituale, esplorando attraverso l’istinto confini sconosciuti del nostro modo di essere e fare.

Quante volte nella vita abbiamo preso decisioni razionalmente calcolate, ma che la nostra pancia considerava diversamente, e quante volte abbiamo fallito piccoli o grandi obbiettivi per non averle dato ascolto, quante volte ci siamo bagnati per aver ignorato quella vocina che diceva: “prendi l’ombrello!”

Ciò che intendo non è un invito ad abbandonare completamente la ragione per affidarsi al solo istinto, forse questo per l’uomo del terzo millennio non è adeguato, ma vivendo in un mondo fortemente artificiale tendiamo a conformarci a questo artificio, ed a omologarci a ciò che il sistema ci propone soffocando le nostre aspirazioni.

La riscoperta del valore dell’istinto e dei suoi suggerimenti ci aiuta a vivere nella piena fiducia di noi stessi, liberando il potenziale che ci permette la realizzazione dei nostri desideri.

La nostra mente è una risorsa ed un limite allo stesso tempo, è strutturata e programmata da tutto ciò che conosciamo razionalmente, dall’educazione, dalla cultura e dalla religione, da ciò che dicono i media, e sopratutto dall’immagine che abbiamo di noi stessi, ogni pensiero che formuliamo deriva dalla somma di tutto questo e ne è influenzato.

Questo lavorio mentale il più delle volte cerca di non condurci al di fuori della nostra zona di comfort ovvero: dove siamo non stiamo molto bene, ma è ciò che conosciamo ed è meglio non muoversi…

Cita  Gary Craig ” ognuno di noi è come uno splendido palazzo di sette piani, rivestito di marmi, con stanza bellissime accoglienti e luminose, bagni e cucine da re, un giardino con piscina sull’attico da dove si vede un paesaggio straordinario, ma noi non abbiamo il coraggio neanche di salire le scale, preferiamo rimanere nell’umida cantina con i topi, perché  questo è ciò che conosciamo, la nostra zona comoda, la paura del cambiamento e di perdere ciò che si ha già, è il più grande freno dell’uomo moderno”.

Prendiamo di nuovo la metafora dell’ombrello, in caso di tempo incerto abbiamo molte possibilità: possiamo decidere se uscire o di rimanere in casa,possiamo prendere o meno l’ombrello o metterci un impermeabile, possiamo rimandare a più tardi o a domani quello che volevamo fare, possiamo calcolare se prendere l’auto o andare a piedi ecc. il più delle volte questa decisione viene prese attraverso elementi artificiali: le previsioni meteo, la disponibilità o meno a bagnarsi, la preoccupazione del traffico e di non trovare parcheggio, tutte ragioni obiettivamente corrette, ma se lasciassimo perdere tutto questo e ascoltassimo la nostra “pancia” ciò che verrebbe fuori sarebbe completamente diverso.

Quindi l’esempio del prendere l’ombrello quando la pancia lo chiede è soltanto una delle possibili espansioni di potenziale che possiamo attuare, se facciamo un esempio moderno è come se ritrovando il valore delle conoscenze istintive noi facessimo un upgrade attingendo al nostro hard disk interno, cioè a dati che abbiamo già dentro di noi, invece di scaricarlo dall’esterno.

Allo stesso modo nella Via della Freccia cerchiamo di ricreare le sensazioni che provavano i nostri antenati alla ricerca della loro sopravvivenza, e così facendo attingiamo ad un sapere antichissimo, che se ben compreso e integrato ci permette di ampliare il solito e solido schema mentale con cui affrontiamo la vita regalandoci più ampie e migliori  prospettive.

Vedo molte persone che durante l’azione di tiro hanno difficoltà ad affidarsi al volo della freccia, alcuni manifestano questo limite attraverso la voglia di controllo, altri rimandando il momento del rilascio, qualcuno riaccompagnando la corda dopo averla tirata, tutte queste persone manifestano nella loro vita e nelle loro relazioni la stessa dinamica.

Alcune volte queste persone sono ancorate ad un processo mentale dove prevale il giudizio esterno, ovvero non posso sbagliare altrimenti cosa diranno gli altri… questo le porta a ragionare su come effettuare il tiro e su cosa fare per non sbagliare, invece di affidarsi all’istinto.

In altri casi a prevalere è un giudizio interno ovvero non sono capace, non riuscirò, questo per me è difficile… In questo caso la nostra mente, che cerca sempre di accontentarci e di blandirci per non farci allontanare dalla nostra zona di comodo, ci accontenterà mettendo in atto una serie di auto-sabotaggi che confermeranno la nostra incapacità, la profezia che si auto-avvera!

Il processo di affidamento totale all’istinto invece passa dallo schema che propongo, ovvero: non pensare… guarda il bersaglio… non pensare… spingi… tira… lascia…

Questo schema non lascia spazio al raziocino permettendo al nostro istinto di prevalere e di far emergere quella capacità nascosta in noi e rendercela palese, facendoci comprendere che possiamo riuscire in una azione anche bypassando la ragione ed il controllo.

Mi piace una citazione di Marc Twain che dice” nella mia vita mi sono preoccupato moltissimo di tante cose, la maggior parte delle quali non è mai accaduta”.

Una delle cose più belle che accadono all’interno della via della freccia è proprio il momento di questa scoperta: il passaggio dal controllo o dalla sfiducia in se stessi all’affidarsi completamente a ciò che è, a ciò che succede succede, e quando questo diviene valore e risultato, e la freccia vola esattamente dove hai guardato senza nessun controllo o difficoltà, si inizia a percepire quanto potenziale ci sia in noi rispetto a quello che credevamo di avere.

Sperimentando che la fiducia in se stessi deriva anche dal sentire profondo e non dal solo ragionamento o dai limiti auto-imposti, si comprende il valore di questa esperienza, ed iniziando a metterla in pratica realizziamo una trasformazione che diviene presto modalità di percezione.

Questa è una delle grandi soddisfazioni che si possono trarre dal nostro lavoro, accompagnare le persone alla scoperta dell’immenso potenziale che possiedono….

 

 

 

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Dicono del Corso
  • Per me è difficile dare un riscontro davvero obiettivo avendo vissuto questa esperienza nella duplice veste di “allieva” e “co-conduttrice”. Come allieva posso dire che il tiro istintivo con l’arco mette in luce le tue insicurezze, la paura di fare figuracce, ma anche l’istinto atavico di sopravvivenza, l’istinto di cacciatore nonché il profondo rispetto che ho per gli animali, tanto da dover chiedere scusa allo spirito di ciascun animale prima di scoccare la freccia e spesso auto-sabotarmi il raggiungimento del bersaglio Limiti che nella vita odierna fatta di corse per le vie di una città affollata si mascherano da paura del diverso, paura della violenza, della delinquenza….dalla giungla di piante alla giungla di mattoni, non siamo cambiati per nulla…. Ma tornare alle nostre origini per superare questi nostri limiti credo equivalga a recuperare la nostra vera essenza e la nostra forza Tutto quanto sopra poi è stato amplificato dal mio secondo ruolo di co-conduttrice, soprattutto l’ansia da prestazione, ma poi la maestria di Stefano che si è subito accorto di questo e il mio affidarmi con fiducia alla forza del gruppo ha creato quell’atmosfera magica di sentirci un tutt’uno l’uno con l’altro, senza giudizio e con grande accoglienza reciproca La Via della Freccia è quindi un utilissimo strumento per tutti coloro vogliono sentirsi più forti e consapevoli del proprio cammino e vogliano ritrovare l’unità con i propri fratelli e sorelle di tutto l’universo e portare questo messaggio nel mondo ! La via della freccia apre una porta nel nostro cuore e una volta aperta quella porta può solo essere spalancata per farne uscire la nostra vera essenza! Un grande abbraccio e grazie per avermi dato la possibilità di condividere con voi questa esperienza indimenticabile! Erika Lupo